Scendendo dal Santuario si giunge alla Cattedrale, eretta nel
1094 dal Conte Ruggiero e ricostruita più vasta tra il 1608 e il 1642, su
disegno del Ferriati. Il prospetto ha un magnifico portale marmoreo del sec. XIV.
L'aquila reale sovrapposta sta a ricordare che la Chiesa era di regio patronato.
Nell'interno, a tre navate divise da 12 colonne di granito, ricavate da un
immenso monòlito in contrada <<Pietranave>>, meritano particolare
attenzione: una Lapide sepolcrale con tiara pontificia, senza alcuna
iscrizione; il Fonte Battesimale e un'Acquasantiera di Gabriele
Baptista (1845) ; S.Sebastiano, tela attribuita a G. Salerno, detto lo
<<Zoppo di Gangi>> (sec. XVII);
L'Ecce Homo, piccola statua di
alabastro roseo su base sagomata di agata, attribuito al Marabitti (1775
circa) ; S.Marco Evangelista, tavola di Deodato Guinaccia (1581) , al
quale si deve l'altra tavola della Madonna del Rosario (1574)
già in Cattedrale e poi trasferita nel vicino oratorio omonimo.Nel
transetto si notano le tele di S. Biagio di Pietro Novelli (1645)
e dell'Immacolata di Filippo Jannelli (1676); nella cappella della Patrona, statua marmorea di S.Lucia Vergine e Martire Siracusana, attribuita al Cagini, da altri al
Laurana; e un'urna di metallo e cristalli con la salma incorrotta del Servo di
Dio Mons. Antonio Franco, Prelato morto fama di santità il 2 settembre
1626, oggetto di pia devozione da parte del popolo, che lo chiama Beato, ed
<<i cui miracoli, come attesta Mons. Impellizzeri, si
constatano ogni giorno>>. ( Archivio Capitolare - Libro rosso )
Nell'abside centrale, pregevole Coro in noce scolpita (1650), e grande
quadro dell'Assunta, dipinto da fra Felice da Palermo (1771). Accanto
all'altare maggiore, candelabro marmoreo per il Cero Pasquale (1661) con
stemma di Mons. La Farina sul capitello.
Nella Cappella del Sacramento,
artistico altare rivestito di marmi pregiati con bassorilievi, e, sotto la mensa, gruppo a tutto tondo dell'Ultima Cena, in
unico blocco in marmo bianco di ignoto artista del tardo sec. XVIII.
Di rimpetto
alla Cattedra Vescovile pende un drappo settecentesco di
velluto rosso con ricami: schienale del Senato Luciese che soleva assistere alle
sacre funzioni in determinate solennità.
Negli armadi della
sagrestia, in noce scolpita (1730 circa) si custodiscono ricchi
paramenti ricamati in oro e argento o a pittoresco; la catena ferrea (in cofanetto di metallo e cristallo) che Mons. Antonio Franco portava ai lombi,
reliquiario d'argento dorato della Santa Croce: alto cm. 35, sulla base
rocciosa, disseminata di casette e cespugli, un nodo modanato sorregge la Croce
contornata di sbalzi, ornata di bocciuoli e delicatamente bulinata con quattro
medaglioni nel recto e nel verso. La perizia con cui è trattato il cesello
rivela la mano maestra di un orafo della prima metà del sec. XVI e conferisce al
reliquiario notevole pregio.
La Cattedrale possiede inoltre un reliquiario della Sacra Spina:
alto cm. 70, in origine era un ostensorio d'argento dorato. E' un ricco e leggiadro lavoro a
bulino, eseguito da qualche orafo messinese intorno al 1300. Sulla base si
notano un'aquila bicipide ed uno stemma, mentre attorno al nodo vo sono rilevate
figurine di santi. Nel 1557 venne aggiunta la parte superiore, in forma di
edicoletta a sei pinnacoli con colonnine e quattro angeli adoranti.
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