Fr. Giuseppe d' Adrano

 

Cenni Biografici

Fra GiuseppeFra Giuseppe nacque, in Adernò (oggi Adrano) dalla nobile e ricca famiglia Lucchese-Pastanella. Dopo le scuole elementari fu avviato dal Padre agli studi, perché, come due suoi fratelli, si laureasse in legge. Ma il giovanetto, prevenuto dalle celesti benedizioni, alieno dalle vanità del mondo, non volle saperne più di letteratura, e, inclinato alla solitudine e al raccoglimento, cominciò a farsi vedere al Convento dei Cappuccini, dove a poco a poco, manifestò il desiderio di farsi frate.
Gli ostacoli dei parenti non furono lievi, tanto più che il giovane fece comprendere che voleva entrare nell' ordine da semplice Laico.
Superate le difficoltà dei genitori indossò le lane del Serafico Padre e si esercitò in modo speciale nell' umiltà. Per amore a questa virtù, riconoscendo di non poterla praticare appieno nel suo paese a causa dell' importanza del suo Casato e per gli uffici coperti dai suoi in Città, domandò di essere trasferito altrove.
In serio imbarazzo si trovarono i Superiori, non potendo contentare i parenti che lo volevano in Adrano, e il pio frate, dimentico di tutto se stesso. Credettero di trovare una via di mezzo destinandolo al vicino Convento di Troina prima e poi a quello di Catania.
Ma anche qui Egli non fu pienamente libero, essendo spesso visitato dai suoi che gli volevano il più grande bene.
I Superiori cedettero infine alle sue insistenti preghiere e lo inviarono nei Conventi della riviera di Milazzo, dove rimase finché visse.

L' umiltà è la principale virtù di questo servo di Dio e i frutti non tardarono a conoscersi.
Soffre Egli nell' intimo del suo cuore, avendo gli stolti considerato come atto di superbia il suo allontanamento volontario dalla famiglia e dal convento patrio. Ipocrisia sembrava loro ogni atto edificante di religiosa condotta.
Tutto offriva al Signore in santa pazienza e il suo spirito viveva tra gli ingiusti rimproveri.
Pari all' umiltà fu in Lui la virtù della obbedienza, che gli meritò da Dio il dono di operare anche in vita dei prodigi.
Gli annali dell' Ordine pubblicati nel 1780 a cura di P. Andrea da Paterno riferiscono ch' Egli, mentre era nel Convento di Pozzo di Gotto, trovandosi un giorno vicino alla cisterna per attingervi acqua, fu comandato dal Guardiano di calar giù un paniere, che per caso il frate aveva in mano, e con stupore del Superiore e degli altri religiosi, lo si vide venir su ripieno d' acqua.

All' umiltà e all' obbedienza accoppiava la più grande austerità.
Assai rigido con se stesso, affliggeva il suo povero corpo cingendo la nuda carne con aspro cilicio e flagellandosi, quasi ogni giorno, metteva in pratica le parole dell'Apostolo: Castigo corpus meum et in servitudinem redigo.
All'amore per Gesù Sacramentato, univa una grande devozione alla Madre di Dio. Ne venerava l'Immagine esposta nel Convento e l'adornava ogni giorno di fiori freschi. Quest' atto di devota attenzione era tanto grato a Maria SS. che coi fiori appassiti, applicati da Fr. Giuseppe agli infermi, si operavano prodigi di istantanea guarigione.

Era anche devoto di S. Michele Arcangelo, devozione che gli fruttò più volte l'apparizione del grande Principe della milizia celeste, nel Convento di S. Lucia del Mela, dove nella sua vecchiezza per lo più dimorò.
Iddio lo favorì di doni singolari : risanava gl' infermi, convertiva i peccatori, moltiplicava le cose materiali, pane, vino, olio ; a provare che l'elemosina fatta ai frati, divenuti poveri per amore di Dio, era grata a Lui.
Prediceva il futuro, sia prospero che avverso, a persone che si rivolgevano a lui, e trovavano conforto e sollievo nelle sue parole. Egli predice anche la sua fine imminente. Colpito da febbre, munito dei conforti religiosi, carico di anni e, ancor più di meriti per il Paradiso, dopo cinque giorni si riposò tranquillamente nel Signore con la corona sempre in mano nell'anno 1717 nel Convento di S. Lucia del Mela.

La sua morte fu un plebiscito di affetto.
Accorsero non solo i cittadini della Città, ma anche quelli dei paesi vicini facendo ciascuno a gara per aver anche una piccolissima parte degli indumenti che coprivano le spoglie del servo di Dio.
Anche dopo morte furono concesse delle grazie per sua intercessione.