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LA STORIA
 
Spazio
IL CASTELLO
 

CastelloIl millenario Castello che, dall'alto del colle Makkaruna, sovrasta la cittadina di Santa Lucia del Mela fa risalire le sue origini al periodo arabo (837-851), svevo (1228) e aragonese (1332).

Non è possibile stabilire la data precisa in cui venne eretto il Castello ma, in base ad alcune memorie esistenti, la costruzione dovette avvenire nel periodo delle invasioni Musulmane.
Della permanenza araba in Santa Lucia del Mela, oltre al Castello, ci resta il nome di una via (Lavacro dei Saraceni) che prende nome da un lavatoio pubblico riservato alle donne musulmane ed una tomba con iscrizione araba andata perduta. Torre Triangolare

Secondo alcune notizie, il Castello venne in gran parte distrutto nella guerra di liberazione dal dominio musulmano che il Conte Ruggero d'Altavilla affrontò nei suoi pressi.
In seguito fu ristrutturato e ampliato dall'Imperatore Federico II° di Svevia, che sedette sul trono di Sicilia per tutta la metà del secolo XIII. Questo famoso regnante, visto il clima puro, la ricca e florida vegetazione e le boscaglie ricche di selvaggina dei monti vicini alla cittadina, ebbe una vera predilezione per la nostra S.Lucia.
Essendo infatti un abilissimo cacciatore, egli dedicava i brevi e rari spazi di tempo che gli impegni di governo gli permettevano a delle battute di caccia sui monti vicini.
Lo stesso Federico II staccò il territorio Luciese dalla diocesi di Patti e fece elevare la sede di S. Lucia alla dignità di "Prelatura Nullius" unica in Sicilia, prima in Italia e nel mondo Cattolico.

Il Castello fu sede dei primi promotori della famosa Scuola poetica siciliana, ammirata dallo stesso Dante.
Secondo una tradizione popolare che si tramanda nei secoli, nella prigione sotto il vano della torre cilindrica (scoperta nel '67 durante l'esecuzione di lavori) sembra che abbia finito i suoi giorni suicida Pier delle Vigne, indicato come consigliere dell'Imperatore e di cui si parla nella Divina Commedia di Dante.
Alla figura di Pier delle Vigne è stata intestata una via della città, poco al di sopra della Chiesa della SS.Annunziata.

Torre CilindricaTra il periodo Svevo e gli inizi di quello Aragonese (sec.XIII) S. Lucia, essendo una piazzaforte strategica e di grande importanza per il possesso della sottostante piana di Milazzo, fu soggetta a violente incursioni angioine nelle quali il Castello luciese fu in parte distrutto.
In tale periodo le continue devastazioni e distruzioni in tutto il territorio portarono gli abitanti, terrorizzati, ad abbandonare case e campagne per trasferirsi in luoghi più sicuri.

Nel 1302, con la fine delle ostilità, il regno di Sicilia passò nelle mani di Federico II° d'Aragona.
Il Re fece ricostruire il Castello cingendo di robuste mura anche il centro abitato. Non si sa in che data furono iniziati i lavori,che dovettero essere lunghi e dispendiosi, ma nel gennaio del 1322 furono giunti al termine. In quella data, infatti, il Re fece emanare un regio proclama per invitare la gente dispersa per i vicini Casali e borgate a trasferirsi nei pressi del ricostruito Castello. Per meglio invogliare a tale trasferimento era scritto: il Re aggiunge che quanti dentro l'anno vi si vanno a stabilire saranno esenti in perpetuo - per sua speciale grazia e liberalità - da ogni gravame ed onere per ragione di contea, baronia o feudalità, passando tutti sotto il diretto dominio dello Stato. Il testo integrale del proclama di Federico II si trova registrato nel Libro del Sindaco (arch. com. di S. Lucia).
Ingresso BorgoNella città cinta da solide e robuste mura, con torrioni e posti di guardia nei punti più strategici, si entrava attraverso la Porta di Borgo, l' attuale Piazza R. Margherita.
Oltre questa di Borgo, per tradizione, sembra ci fossero altre due porte; una ad Est vicino al Floripotamo detta Portavalli ed una verso Ovest detta forse S.Dionigi.
La più importante sicuramente era quella di Borgo, che era sormontata da un'Aquila bicipide (stemma di Sovrano della Casa d'Austria), che ora sormonta la fontana che venne qui collocata nel 1932, finchè venne abbattuta durante i lavori di ristrutturazione, forse verso la fine del secolo scorso.
La tradizione parla anche dell'esistenza di cammini sotterani, scavati in epoca imprecisata, che permettevano la comunicazione tra l'interno del Castello e il centro abitato. Sarebbero due: uno con lo sbocco nei pressi del Lavacro dei Saraceni e l'altro dalla parte dell'attuale Via Facciata.

Ingresso EstDopo la morte di Federico II (25 giugno 1337), e con l'avvento al trono del figlio Pietro ripresero gli attacchi, da parte degli Angioini, per impadronirsi dell'isola. Dopo un prolungato assedio, e con la morte di Re Pietro (15 agosto 1342), S.Lucia, col suo munito Castello, cadde nelle mani degli Angioini. Solo più tardi, nel 1346, il Duca Giovanni (fratello di Re Pietro) riuscì a strappare la citta dalle loro mani. Passarono solo due anni e, precisamente dall'aprile del 1348 con la morte del Duca Giovanni, il Castello di S.Lucia si trovò di nuovo al centro di luttuose vicende.
Solo verso il 1366 la città potè essere liberata definitivamente dal potere degli Angioini.Tra le tante incursioni che il Castello ha dovuto sostenere bisogna ricordare anche quella da parte di soldati Spagnoli (1535) e di una poderosa flotta Turca (1544) con al comando il famoso Barbarossa.
Oltre agli eventi cruenti e sanguinosi che il Castello ha dovuto affrontare, il funestissimo attacco di peste scoppiato nell'isola nella primavera del 1575, facendovi anche in S.Lucia innumerevoli vittime, è stato forse il più terribile per il presidio militare del Castello.

Il Castello nel sec. XVI, con l'introduzione delle armi da fuoco, cominciò a perdere la funzione di protezione di tutta la piana, al punto che abbandonato ed in rovina venne ceduto da Don Francesco Morra principe di Buccheri a Mons. Simone Impellizzeri, prelato ordinario di S.Lucia (1670-1701).
Divenuto un ammasso di rovine, il Castello viene ristrutturato ad opera dello stesso prelato che abbatte la torre quadrata pericolante, per farvi costruire un Santuario dove al centro viene collocata nel 1674 la Stupenda Statua marmorea della Madonna della Neve di Antonello Gagini (1529).

Ricostruzione del Sig. Matteo Lipari
Ricostruzione ideale del Sig. Matteo Lipari

Il Castello edificato sulla vetta del Makkaruna, punto strategico per la difesa del territorio, era formato da tre torri e accesso all'interno con ponte levatoio.
Feritoie Di forma pentagonale, esso ha alla base una torre cilindrica alta m.30, con volta a crociera e costoloni; sussistono i ruderi della singolare torre triangolare, alta 15 metri e tratti del muro con feritoie che cingeva l'intero fortilizio.
Accanto alla torre cilindrica, sulla quale nel sec. XVII c'era una iscrizione araba che Mons. Impellizzeri aveva interpretato Altius saxa traho (= sollevo più in alto la rupe), trovasi l'ingresso metalitico ad arco ogivale contornato da una cornice di pomice nera, (caratteristica che conferisce tanto decoro anche alle finestre) e, al di sopra, sporgono le mensole di pietra che servivano ad azionare il ponte levatoio.
Particolare attenzione merita l'interno della torre cilindrica, che accogli la biblioteca del Seminario, nella quale fu scoperta una botola che, da tradizione popolare, doveva essere la prigione in cui finì i suoi giorni Pier delle Vigne.
Nell'atrio del Castello si conservano 5 grosse palle di pietra che venivano catapultate sugli assedianti.

Dalla terrazza si ammira un panorama incomparabile; <<fantastico>> lo definì il Principe Chigi, Gran Maestro dell'Ordine di Malta, nel 1933, e a giudizio di numerosi turisti << superiore a tanti altri famosi>>.

Allo sguardo attonito è offerta la visione incantevole del litorale tirrenico da capo Calavà al capo Vaticano in Calabria, e il meraviglioso scenario delle Isole Eolie, che da Alicudi a Stromboli, trapuntano il glauco mare, nel quale si protende il promontorio di Milazzo.